lunedì 30 gennaio 2012

Il "Paese Sera" sulla strage di via Caravaggio

Di seguito, sono riportati i dati più importanti che il "Paese Sera" evidenziò su tutti gli aspetti principali del caso della strage di via Caravaggio a Napoli. Gli articoli (che i lettori potranno consultare nel dettaglio attraverso le pagine della rassegna stampa di allòra, pubblicate in questo blog a gennaio 2012) furono curati dal giornalista Luigi Ricci (corrispondente da Napoli del "Paese Sera"), che 13 anni dopo (il 23 dicembre 1988) sarà ospite di una puntata di "Telefono Giallo" dedicata a questa feroce ed inquietante vicenda di cronaca. Un solo articolo fu invece curato dal giornalista Enzo Rava.

-Le testimoni: Caterina Simonelli (inquilina del terzo piano del palazzo della strage, via Caravaggio 78, impiegata presso la base militare Nato di Agnano) avverte "un grido lancinante" verso le 23:30 del 30 ottobre 1975 (la sera del massacro dei Santangelo); più o meno alla stessa ora, Beatrice Putti (inquilina del terzo piano di via Caravaggio 78, figlia dei portieri dello stabile, Ugo Putti e Flora Testa) dichiara di avvertire "un urlo e un tonfo".

-Il portiere Ugo Putti sulle abitudini della famiglia Santangelo: il portiere dello stabile, Ugo Putti, li notava molto di rado e quasi esclusivamente quando i Santangelo (Domenico, Gemma, Angela) uscivano dal condominio per i rispettivi impegni di lavoro. Per consegnare loro la posta doveva quasi spiare i movimenti del palazzo per notare quando i Santangelo passavano.

-L'avvocato Mario Zarrelli: nipote della signora Gemma Cenname, fu messo in allarme (per la mancanza di notizie della zia e dei familiari di lei, il marito e la figliastra) da una telefonata fattagli dalla direzione della clinica "Villa del Pino", presso la quale la Cenname svolgeva la professione di ostetrica dal 1 aprile 1972. Il personale della clinica era preoccupato perchè la signora Cenname era una persona molto diligente e precisa sul lavoro. E non si sarebbe mai assentata per un periodo prolungato dal proprio posto di lavoro senza avvertire qualcuno.

-La polizia, sull'assassino: "E' un individuo che frequentava i Santangelo e che non conosce emotività".

-La dinamica della strage, secondo la polizia: "La prima ad essere colpita è stata la ragazza, che in quel momento doveva trovarsi nel salotto con l'assassino. L'improvviso colpo in testa, poi la rasoiata alla gola, poi il cadavere della giovane trascinato sul letto e avvolto in un lenzuolo. Poi sarebbe stata la volta del padre, che era nello studio e in quel momento mangiava una banana. Un colpo alla testa, una micidiale rasoiata".

-(Le vittime) Domenico Santangelo ("Una personalità non ancora delineata a fuoco"): aveva frequentato la facoltà universitaria di medicina ed era arrivato ad un passo dalla laurea, fermandosi al penultimo esame. Successivamente, si era imbarcato (periodo 1936-1943) diventando alla fine Capitano di lungo corso. Quando scende dalle navi, lo ritroviamo prima impiegato dell'Inam e poi del Comune. Conosce Eleonora Lo Cascio e la sposa. Nel 1956 nasce Angela. All'inizio degli anni '60 Domenico Santangelo assume un incarico di amministratore di condominio per la gestione degli appartamenti dei palazzi del rione Lauro, a Fuorigrotta (Napoli). Verso la fine del 1971, è costretto però a lasciare il posto di lavoro perchè sospettato d'aver sottratto 28 milioni di lire dalle casse dell'impresa Lauro. Una vicenda che Santangelo non chiarirà mai. Poco dopo, sua moglie Eleonora Lo Cascio (sofferente di forti reumatismi) si ammala di diabete. Nel gennaio 1973, la donna muore per uno shock anafilattico causato da una errata iniezione intramuscolare di pennicillina. Inizialmente si pensa che possa essere stata la Lo Cascio a iniettarsi in maniera sbagliata il farmaco. Invece si scopre che delle cure della donna se ne occupava il marito. Domenico Santangelo ammette di averle praticato l'iniezione sbagliata, rivelatasi fatale. Viene di conseguenza indagato per omicidio ma non emergono prove a suo carico che dimostrino un'accusa di dolo e dopo qualche mese viene quindi prosciolto in istruttoria. Qualche mese dopo la morte della moglie, Domenico Santangelo conosce Gemma Cenname. I due si sposano nell'ottobre 1974 e vanno a vivere insieme in via Caravaggio 78, assieme alla figlia di lui, Angela, e assieme ad un cagnolino yorkshire di proprietà dei Santangelo, Dick. L'appartamento è al quarto piano, è di proprietà del Santangelo ed è costituito da due abitazioni fatte unire in una sola. Ha due porte, una d'ingresso e una di servizio, 9 stanze (5 vani più doppi accessori) ed è stimato sui 100 milioni di lire. Nel settembre del 1975, Domenico Santangelo trova un impiego come rappresentante di una ditta di detersivi. Guadagna 300.000 lire al mese e ogni settimana ha l'abitudine di giocare 20.000 lire ai numeri al lotto. Qualche volta o impegna alcuni gioielli della prima moglie oppure ricorre a qualche prestito finanziario da parte di sua figlia, Angela.
Domenico Santangelo emerge come una persona dal carattere particolare: un pò millantatore ed un pò megalomane, secondo qualcuno. Ci tiene a mostrare la sua agiatezza. Il suo aspetto impettito, autoritario e severo nonchè il suo modo di vestire (giacca e camicia sempre, anche d'estate) dà ad alcuni l'impressione che facesse di professione il notaio o il professore. Talvolta si fa passare per dottore, pur non avendo preso la laurea in medicina, per aver interrotto gli studi dopo il penultimo esame universitario. Ha un carattere all'antica; molto severo, molto protettivo e geloso verso la figlia Angela; è un taciturno e ha soltanto due amici, il commerciante Federico Corrado e l'appuntato di polizia stradale Francesco Zoccano. E' imparentato con vicequestori e prefetti, ha un porto d'armi e una pistola ed ha un carattere molto pauroso. Tanto che tiene sempre la porta di casa bloccata da una catena e se qualcuno bussa a casa sua controlla sempre, attraverso l' "occhio magico", di chi si tratta (fa così persino quando sale il portiere Ugo Putti a consegnargli la posta). Non riceve quasi nessuno in casa sua e non ha socializzato con nessun condomino del suo palazzo. Tanto che se incontra un coinquilino per le scale, a stento saluta. Una sentenza lo ha definito "una persona con alle sue spalle 50 anni di vita semi ignota e mutevole".

-(Le vittime) Gemma Cenname ("Nella sua vita un misterioso fidanzato"): ex insegnante di scuola elementare, poi ostetrica. Prima di trasferirisi a Napoli, vive nel suo paese d'origine, a Camigliano (Caserta). Quì, possiede tre appartamenti e due ettari di terreno (che non intende vendere), lasciati in gestione ad un suo nipote, Rocco Silvestro. Il 1 aprile 1972 viene assunta in qualità di ostetrica presso la clinica "Villa del Pino", a Napoli, e guadagna 500.000 lire al mese. La sua residenza napoletana (prima di conoscere Domenico Santangelo) è un appartamento in una palazzina di via Mario Fiore 49, che lei adatta anche come studio medico. Quando nell'ottobre 1974 sposa Domenico Santangelo, e va a vivere con lui e con la figlia di lui in via Caravaggio 78, Gemma Cenname lascia l'appartamento di via Fiore ma non completamente. Continua infatti ad utilizzarlo come studio medico. Anche Gemma Cenname ha un porto d'armi e possiede una pistola, che tiene conservata nell'appartamento di via Fiore. Nel periodo in cui conosce il Santangelo (durante il 1973), Gemma Cenname (una donna molto bella, abituata ad avere diversi pretendenti) ha una relazione con un ragioniere suo coetaneo. Qualche volta c'è stato qualche piccolo scontro tra loro due (come quando, in una occasione, il ragioniere voleva giocare a "Tressette" con alcuni ospiti). Conosciuto il Santangelo, Gemma interrompe la relazione con il ragioniere. Di carattere è definita riservata, serena e dolcissima. Molto diligente sul lavoro, presso la clinica "Villa del Pino". Anche lei non socializza con nessun condomino del palazzo di via Caravaggio 78 e praticamente non riceve quasi nessuno. Frequenta soprattutto i suoi parenti di Camigliano e in particolare una sua nipote, Fausta Cenname, che la va a trovare spesso nello studio di via Mario Fiore. Nel palazzo di via Caravaggio 78 la signora Gemma Cenname è ricordata come una persona chiusa e un pò antipatica. Qualcuno (amici dell'ex compagno della Cenname) dice d'aver visto la persona con la quale la signora Gemma aveva una relazione, prima di conoscere Domenico Santangelo, dalle parti di via Caravaggio. Circola anche la notizia che, nell'appartamento della strage, alcune foto della Cenname (che la ritraggono a Venezia assieme ad un'altra persona e che risalirebbero a prima della conoscenza con Domenico Santangelo) sarebbero strappate a metà. Certezze, al riguardo, non ve ne sono.

-(Le vittime) Angela Santangelo ("Da qualche tempo era cambiata"): diplomata alle magistrali. Una ragazza molto dolce, molto matura, che amava scrivere moltissimo (sia di tutto ciò che le accadeva, riempiendo dei diari, sia al suo fidanzato Nicola Sceral, attraverso anche dieci lettere in una stessa giornata, come in quel tragico 30 ottobre 1975). Angela frequentava un giro di amici in piazza Amedeo a Napoli: persone che non erano però molto gradite a suo padre Domenico, che con lei era molto severo e protettivo, e al suo fidanzato Nicola. Nella primavera del 1974 Angela viene assunta all'Inam di Napoli, guadagnando 150.000 lire al mese, e prende lo stesso posto di lavoro che, presso lo stesso ente, aveva ricoperto sua madre, Eleonora Lo Cascio (deceduta nel gennaio 1973). All'Inam la segue il dottor Giuseppe De Laurentiis, medico dello stesso ente, che conosce i suoi e lei da anni e che nel 1975 le presenta il suo amico Nicola Sceral, che diventa poi il fidanzato della ragazza. Angela viene descritta come una ragazza semplice (quasi sempre senza trucco, gira generalmente con camicette e jeans) ma anche moderna. Ha un carattere gioviale e allegro. A differenza di suo padre Domenico e della sua matrigna Gemma, Angela è più socievole e così viene ricordata dai condomini del palazzo di via Caravaggio 78 che ogni tanto la vedevano. Spesso, in ufficio (così se la ricordano i colleghi), canticchiava "E la vita la vita", celebre canzone del 1974 cantata da Renato Pozzetto e Cochi Ponzoni. Suonava il pianoforte e comprava sempre gli omogeneizzati per il suo cagnolino yorkshire, Dick. C'è chi ha detto che negli ultimi tempi Angela era però cambiata un pochino: aveva gli occhi cerchiati, forse era preoccupata per qualcosa. Secondo alcuni, si era molto affezionata ai familiari del suo fidanzato Nicola Sceral e cominciava ad avere un minore attaccamento verso suo padre e la sua matrigna (con la quale tutto sommato c'era stato quasi sempre un rapporto di cordialità e talvolta anche qualche confidenza). Sembra che ultimamente Angela era diventata un pochino la preoccupazione di suo padre Domenico, che spesso si confidava su questo con il suo amico commerciante Federico Corrado.

-L'ultima telefonata tra Angela e Nicola Sceral: Nicola telefona in casa Santangelo alle (secondo il "Paese Sera") ore 19:00 del 30 ottobre 1975 (la sera della strage). Chiede ad Angela di uscire ma lei gli risponde che preferisce restare a casa perchè è influenzata, benchè già sfebbrata. Angela dice a Nicola che suo padre e la sua matrigna sono in casa con lei.

-Il guardiamacchine di via Saverio Baldacchini (Napoli): interrogato dalla polizia, afferma d'aver notato la Lancia Fulvia di Domenico Santangelo dal 3 novembre 1975, in sosta. Questo tuttavia è un "mistero" che si chiarirà del tutto solo anni dopo: l'auto era stata lasciata in sosta in via Baldacchini, la mattina del 30 ottobre, dallo stesso Domenico Santangelo. Santangelo era andato a trovare con la propria vettura, in zona, quella mattina, il suo amico commerciante Federico Corrado. Al ritorno aveva però trovato la vettura in avarìa. Fu costretto a lasciarla lì e a fare ritorno a casa in altro modo. Le chiavi della Fulvia furono infatti trovate nell'appartamento di via Caravaggio 78, Federico Corrado testimoniò sulla visita fattagli da Domenico Santangelo quella mattina, la Lancia Fulvia aveva la batteria scarica, il portiere di via Caravaggio 78, Ugo Putti, dichiarò d'aver notato l'assenza dell'auto, dal garage condominiale, già alle ore 19:00 del 30 ottobre.

-I sopralluoghi: 4, eseguiti nell'appartamento di via Caravaggio 78 (il primo, la notte tra l'8 ed il 9 novembre 1975, durò cinque ore); 2, in via Mario Fiore 49 (dove si trovava lo studio medico di Gemma Cenname).

-La scoperta dei resti di Dick: quel che resta della povera bestiola, uccisa anch'essa dal feroce assassino, viene scoperto la mattina del 13 novembre 1975, al terzo sopralluogo e dopo 5 giorni dal rinvenimento dei cadaveri dei Santangelo. Dick viene ritrovato durante l'operazione finalizzata a disinfettare la vasca del bagno padronale, dentro la quale l'assassino aveva depositato i corpi di Domenico Santangelo prima e di sua moglie Gemma Cenname dopo. Questo ritardo sollevò diverse critiche e polemiche da parte della stampa e anche il Questore di Napoli (il dottor Colombo) non potè evitare un pesante rimprovero al capo della Squadra Mobile e al capo della sezione Scientifica. I resti del cane non presentavano lesioni di sorta. Segno del fatto che la povera bestiola era stata strangolata o soffocata.

-L'iniziale ipotesi sulle vittime "narcotizzate": in primo momento, gli inquirenti ritennero che l'assassino avesse narcotizzato le tre vittime, utilizzando uno spruzzatore per proiettare su di loro una sostanza stupefacente atta a stordirli. Dopodichè, l'omicida avrebbe proceduto prima alla soppressione del cagnolino Dick e poi a quella dei suoi padroni. Ma l'ipotesi fu smentita dalla perizia tossicologica, che escluse la presenza di tracce di droga sui tre cadaveri. La perizia escluse anche tracce di alcol e di barbiturici.

-Gli accertamenti investigativi: il sostituto Procuratore di Napoli Italo Ormanni (che si occupò delle indagini assieme ad altri inquirenti, tra i quali il capitano dei carabinieri Roberto Conforti, del Nucleo investigativo, e il maggiore dei carabinieri Glauco Grillo, comandante della "Radiomobile") sostiene di essere su "2 piste investigative" e definisce l'assassino "uno psicopatico pervaso da una estrema disperazione". Secondo il magistrato, l'assassino va cercato nel "piccolo gruppo di persone che frequentavano i Santangelo".
Nell'appartamento non furono trovate impronte digitali, se non quelle delle tre vittime. E la presenza di un paio di guanti di gomma per lavare le stoviglie (imbrattati di sangue) nell'appartamento confermava la conclusione che l'assassino, almeno da un certo punto in poi della notte, avesse fatto ricorso ad un sistema per evitare di lasciare in giro le sue impronte digitali. Gli investigatori si orientarono subito sulla vita privata delle vittime, perchè la strage sembrava indicare l'assenza di qualunque movente vero e proprio. Una cassaforte dell'appartamento perfettamente chiusa (con le chiavi presenti nell'appartamento) e la presenza al suo interno di gioielli di valore confermava anche l'assenza di un movente a scopo di lucro. Davanti al palazzo fu lasciata per alcuni giorni una volante della polizia di guardia: era stata fatta l'ipotesi che l'assassino sarebbe potuto tornare sul luogo del delitto.
In questura, furono mostrate alcune fotografie ai nipoti di Gemma Cenname (gli Zarrelli) per vedere se riconoscevano qualcuno di sospetto; furono poste domande agli inquilini di via Mario Fiore (il palazzo nel quale la Cenname aveva uno studio medico): ogni quando vi si recava la donna, quanto vi si tratteneva, con chi vi andava. Dei controlli furono fatti anche presso la clinica all'interno della quale la Cenname lavorava, "Villa del Pino": interrogati i dirigenti e gli infermieri; ricostruita l'intera attività professionale della donna attraverso i registri. Controlli, infine, anche a Camigliano (paese d'origine di Gemma Cenname): interrogati i suoi parenti e molte altre persone. Uscì scritto che gli accertamenti investigativi riguardarono anche Domenico Santangelo e sua figlia Angela, naturalmente. Si ha però l'impressione che, nei confronti di queste ultime due vittime, i controlli furono meno estesi e meno approfonditi rispetto a quelli che interessarono la vita privata e lavorativa della signora Cenname.

-L'interpretazione della scena del delitto e della dinamica: l'assassino entra in casa Santangelo verso le 23:30 mentre Domenico e sua moglie Gemma sono in cucina, a tavola, per la cena e mentre Angela è nella camera da letto dei suoi, influenzata (indossa una calzamaglia, il panatalone di un pigiama e tiene sulle spalle una vestaglia). Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, riportate dal "Paese Sera", Domenico Santangelo (che era in camicia - nella vasca da bagno fu trovato a torso nudo e con il solo pantalone indosso e le scarpe ai piedi) interrompe a metà una cotoletta (ma non risulta tra le pietanze presenti sul tavolo della cucina) e riceve l'ospite nonostante ci tiene ad apparire vestito sempre in un certo modo, anche d'estate. Successivamente, poco prima di essere aggredito, consuma una banana. L'assassino colpisce Angela in maniera così forte da farle volare il suo orologio da polso. Strangola o soffoca il cagnolino Dick, lasciando del sangue e pochi peli su una mensola. Il corpo di Angela viene avvolto dentro lenzuola e coperte e lasciato sul letto. I cadaveri di Domenico Santangelo e di Gemma Cenname vengono depositati, assieme ai resti del cagnolino Dick, nella vasca da bagno padronale. In modo tale che lo scarico della vasca da bagno (nel quale scorre il sangue) assorba i liquami della carne in decomposizione, riducendo al minimo i miasmi. L'assassino si trattiene a lungo nell'appartamento perchè è in cerca di qualcosa, ma non di denaro. Quando esce, stacca il contatore dell'energia elettrica per guadagnare tempo e far pensare ad una gita dei Santangelo.

-Le sigarette nel posacenere della stanza-studio di casa Santangelo: secondo il "Paese Sera", nel posacenere della stanza-studio di Domenico Santangelo furono ritrovati due mozziconi di sigarette marca "Mercedes" e un mozzicone di sigarette marca "MS".

-L'appartamento, dopo la strage: per almeno tre anni, l'appartamento dei Santangelo rimase sotto sequestro giudiziario. Nel 1977, fuori al terrazzo dell'appartamento, si potevano notare, ancora stese, tre paia di calze ed una camicetta di Angela (le autorità competenti non provvidero a prenderle perchè a detta loro spettava agli eredi dei Santangelo acquisirle). Così come si poteva ancora notare alzata a metà la tapparella della stanza da bagno.

-L' "identikit" dell'assassino: secondo gli inquirenti e il perito settore (il medico legale, professor Achille Canfora) l'assassino di via Caravaggio "è alto massimo 1 metro e 70 centimetri; è robusto, agile, muscoloso; ha una età compresa tra i 30 ed i 40 anni; possiede nozioni di medicina; è dotato di sangue freddo; è crudele; ha una mente da professionista".

Daniele Spisso

Rassegna stampa del "Paese Sera" sulla strage di via Caravaggio (novembre 1975)

domenica 20 novembre 2011

29 ottobre-3 novembre 1975

Con i dati che abbiamo acquisito è possibile tracciare una ricostruzione di quello che è successo in casa Santangelo nelle fasi immediatamente precedenti e successive alla strage di cui sono stati vittime. Questi dati saranno certamente utili per aiutare i lettori a "inquadrare" meglio gli ultimi, salienti passaggi di questa inquietante vicenda.

-mercoledì 29 ottobre: Angela Santangelo si reca, come ogni mattina da 1 anno e mezzo, presso il suo posto d'impiego, gli uffici dell'Inam della sede di Fuorigrotta (Napoli), in via Davide Winspeare. Copre il turno solo per mezza mattinata però: non si sente molto bene e i colleghi (che se ne accorgono) le consigliano di tornare a casa. Rientra presso la propria abitazione, dove trova la sua matrigna, Gemma Cenname. Gemma è a riposo infatti: martedì 28 ottobre ha preso le ferie per due giorni di durata dalla clinica "Villa del Pino", al corso Vittorio Emanuele 494 (Napoli), dove lavora come ostetrica dal 1 aprile 1972. Deve rientrare in servizio venerdì 31 ottobre mattina, per dare il cambio ad una sua collega, Giuseppina Maida.

-giovedì 30 ottobre: Domenico Santangelo (il papà di Angela) esce di casa nel corso della prima mattinata. Lascia la figlia senza di lui (cosa che, abitualmente, non faceva mai se Angela restava nell'abitazione senza altra compagnìa) perchè sa che con la ragazza resta la sua seconda moglie, Gemma Cenname. Prende la sua Lancia Fulvia berlina color amaranto dal garage condominiale del "parco Fabi" (via Caravaggio 76, di lato al suo palazzo) e si reca presso il corso Umberto I°, a Napoli. Verso le 9:30 lascia in sosta l'auto su un marciapiede di via Saverio Baldacchini e va a trovare un suo amico di lunga data che fa il commerciante e che si chiama Federico Corrado. Corrado, di lì a qualche giono dopo, avrebbe aperto un negozio di abbigliamento in via Medina 19, nei paraggi del corso Umberto I°.
A casa, alle ore 9:00, Angela riceve una visita medica del dottor Antonio Gaudio (il medico privato di famiglia), che le diagnostica uno stato influenzale. Durante la permanenza del dottor Gaudio in casa Santangelo, Gemma e Angela ricevono una visita di Fausta Cenname, una nipote di Gemma che frequenta la donna e che spesso va a trovarla nel suo studio privato di ostetrica, in via Mario Fiore 49 (Napoli). Alle ore 12:30 Angela riceve invece una visita fiscale affidata al dottor Alberto Della Corte: il dottor Della Corte è infatti un medico della sede Inam di Fuorigrotta (lo stesso ufficio di Angela). La sua visita è stata disposta dal dottor Giuseppe De Laurentiis, il collega di Della Corte e colui che conosce Angela e suo padre Domenico da molti anni, che abita vicino casa della ragazza e che l'ha seguita quando la ragazza è entrata a lavorare proprio nel suo stesso ufficio di Napoli, nella primavera del 1974. De Laurentiis ha preannunciato ad Angela la visita fiscale di Della Corte, telefonandole a casa.

Terminata intanto la visita al suo amico Federico Corrado, *Domenico Santangelo s'accorge (tornando all'auto) che la sua Lancia Fulvia è in avarìa. Non parte. Decide di lasciarla lì, chiudendola regolarmente a chiave, e di rientrare a casa con i mezzi del trasporto pubblico.

                                                                      
                      (*La Lancia Fulvia berlina color amaranto di Domenico Santangelo - fotografata la sera del 10 novembre 1975 presso la sede della Questura centrale di Napoli)

Nel corso della mattinata esce di casa anche Gemma Cenname, che si reca al suo studio di ostetrica in via Mario Fiore 49 (Napoli).

*ore 15:00-15:30: una inquilina di via Caravaggio 78, la signora Carmen De Vita, nota Domenico Santangelo e sua moglie Gemma Cenname. Sono vestiti come per un ricevimento e stanno camminando lungo il viale antistante il loro palazzo.

*ore 19:40: Domenico Santangelo parla al telefono con il vice questore Gaetano Morabito, suo patrigno.

*ore 20:35: Nicola Sceral telefona in casa Santangelo per parlare con Angela. La conversazione non dura molto: la ragazza gli dice che è influenzata e che l'indomani non si recherà sul posto di lavoro, cioè all'Inam. Però gli dice anche che si sente meglio (evidentemente Angela si riferiva al fatto di essere comunque sfebbrata) e che forse si sarebbero visti. Nicola dice che non passerà presso la casa di Angela quella sera perchè il padre di lei gli mette soggezione e perchè preferisce andare al cinema con i suoi amici Di Giulio, Laganà e Campilongo. Dice comunque che l'indomani le avrebbe telefonato di nuovo.

*ore 21:00: Ada Ianniello (moglie del generale medico Bruno De Lillo, parente e amico di Gemma Cenname - la signora Cenname, in quanto ostetrica, assistette al parto delle figlie dei coniugi De Lillo; n.d.r.), telefona in casa Santangelo per parlare con Gemma Cenname. Al telefono la Ianniello sente la signora Cenname serena e tranquilla.

*ore 22:00-22:30: Angela decide di scrivere una nuova lettera al suo fidanzato, Nicola Sceral (gliene ha infatti scritte anche altre, nel corso della stessa giornata: per la precisione alle ore 7:30, 9:00, 11:20, 11:50, 13:35, 14:20, 18:00, 21:50; gli orari si evincono dal contenuto delle lettere perchè Angela li ha segnati sui fogli di carta). Il suo contenuto: "Ciao Nico, ho deciso di scriverti per chiarire alcune cose di noi. Con te ho provato e conosciuto cosa è: la dolcezza, la tenerezza, l'amore, la gioia di trovare te alla fine di una giornata di lavoro, la voglia di stare con te e di non lasciarti mai, la gelosia. Sono le 22:30. Chiudo perchè si è fatto tardi e mi auguro di dormire. Riprenderò domani mattina".

*dopo le ore 23:00: Domenico Santangelo e Gemma Cenname si portano in cucina ed iniziano a cenare. Angela non tiene loro compagnìa perchè è influenzata e forse perchè non ha appetito. Qualche attimo dopo, si presenta, presso l'abitazione, l'assassino. Domenico Santangelo (un tipo solitario che in casa sua non riceveva quasi nessuno, neanche gli amici di Angela e neanche il portiere Ugo Putti quando questi saliva a consegnargli la posta condominiale, e che, essendo pauroso, bloccava sempre la porta d'ingresso con una catena e apriva a persone che conosceva bene, dopo essersene accertato della loro identità) fa entrare in casa sua l'assassino. Nonostante è tardi e nonostante lui e la moglie stanno cenando, mentre Angela è influenzata. Con loro, in casa, i Santangelo hanno un cane, un yorkshire di nome Dick. Nessuno lo sente abbaiare.

*ore 23:30: Caterina Simonelli (una inquilina del terzo piano del palazzo di via Caravaggio 78, che in quel momento sta dormendo nella sua camera da letto, situata in posizione sottostante alla cucina e a parte del corridoio di casa Santangelo) sente un grido soffocato di donna e un tonfo. Successivamente avverte una serie di rumori strani che durano fino all'1:00 del mattino.

-venerdì 31 ottobre

*verso le ore 1:00: Beatrice Putti (una inquilina del terzo piano di via Caravaggio 78, che in quel momento sta dormendo nella sua camera da letto, situata in posizione sottostante alla stanza-studio di Domenico Santangelo) sente dei rumori provenire dal piano di sopra, l'appartamento dei Santangelo. Rumori prodotti come da qualcosa di pesante che viene trascinato da un punto all'altro della casa. Poi sente rumori di passi, come se qualcuno si stesse allontanando dall'abitazione.

*ore 1:00-ore 3:00: Caterina Simonelli non avverte più rumori provenienti da casa Santangelo.

*ore 3:00-ore 5:00: Caterina Simonelli si sveglia di nuovo perchè, da casa Santangelo, avverte nuovi rumori prodotti da passi decisi che si muovono avanti e indietro per tutto l'appartamento e che non fanno nulla per nascondere la loro presenza. In più, la signora Simonelli avverte la sensazione che lungo il pavimento di casa Santangelo fosse trascinato qualcosa di pesante. L'inquilina ha però una certa impressione: è come se nell'appartamento del massacro avvertisse i movimenti di due persone e non una. Due persone che agiscono contemporaneamente ma in due punti diversi dell'appartamento dei Santangelo.

*ore 5:13-5:19: l'assassino prende una copia di chiavi dell'appartamento dei Santangelo, stacca il contatore dell'energia elettrica e va via, chiudendo la porta d'ingresso a 2 mandate.

Nell'appartamento ha ucciso Domenico, Gemma, Angela e il loro cagnolino Dick. Con il basamento di un sopramobile o con quello di un fermacarte ha procurato lesioni letali alla testa di Angela (che si trovava nella camera da letto del padre e della matrigna, ferma sul pavimento della stanza), sfondandole il cranio e dunque uccidendola subito (nel tentativo di difendersi, Angela ha riportato una ecchimosi escoriata al dorso della mano destra); ha tramortito violentemente sia Gemma Cenname (che si trovava in cucina, seduta al tavolo) sia Domenico Santangelo (colpito tra il lato della scrivania e un mobile-radio, nel suo studio). Ha soffocato il cagnolino Dick (che era nello studio, vicino a Domenico Santangelo) con una coperta.

Con un coltello dalla lama seghettata e con la punta bifida (preso dalla cucina), l'assassino ha assestato cinque colpi da punta e taglio ad ambedue i lati del collo di Angela (che però è già morta) e due colpi da punta e taglio all'epigastrio della ragazza (l'epigastrio è quel punto del tronco compreso tra la gabbia toracica e l'ombelico); ha assestato sei colpi da punta e taglio ad ambedue i lati del collo di Gemma Cenname, recidendo i grossi vasi sanguigni e uccidendola; ha colpito alla gola Domenico Santangelo, uccidendolo con un solo colpo e coprendosi con un cuscino. Ad un certo punto, con le mani macchiate di sangue si è affacciato alla finestra del soggiorno, imbrattando il davanzale. Pulisce la lama (macchiata di sangue) del coltello sulla tovaglia del tavolo della cucina.

Con dei guanti di gomma (da cucina) alle mani è passato alle fasi successive: nel bagno padronale, ha riempito la vasca con 15-20 centimetri d'acqua fredda. Ha preso il cagnolino Dick, avvolto dentro una coperta, e lo ha adagiato dentro la vasca. Ha afferrato Domenico Santangelo per le gambe e lo ha trascinato dallo studio al bagno padronale, fermandosi per qualche istante a metà percorso. Nella vasca lo ha depositato a faccia in giù, con la schiena rivolta verso il soffitto (la testa verso il lato-ingresso del bagno, i piedi verso il fondo della stanza). Adoperando un plaid, ha trascinato dalla cucina al bagno padronale Gemma Cenname. Nella vasca l'ha depositata sopra al marito e con il plaid sotto il cadavere di lei. Anche Gemma Cenname è stata adagiata a faccia in giù, con la schiena verso il soffitto. In posizione esattamente contraria a quella del marito Domenico: la testa di lei sopra i piedi del marito, verso il fondo della stanza; i piedi di lei sopra la nuca del marito, verso il lato-ingresso del bagno.

Nella camera da letto dei Santangelo, l'assassino ha avvolto il corpo di Angela dentro lenzuola e coperte. Quasi mummificandola, facendone "inghiottire" e sparire il corpo. L'ha sollevata dal pavimento e l'ha lasciata sul letto del padre e della matrigna. Poi ha preso una vestaglia e ha coperto la pozza di sangue formatasi e allargatasi sul pavimento. Si è sfilato dalle mani i guanti di gomma e li ha gettati, rovesciati, in un angolo dell'antibagno padronale, facendoli cadere dietro una sedia.

Quando gli inquirenti scopriranno la strage (la sera di sabato 8 novembre 1975) troveranno che l'assassino ha portato via dall'appartamento il corpo contundente ed il coltello con i quali ha fatto la strage. E noteranno delle cose interessanti: l'autore del crimine ha lasciato impronte di scarpa in alcune macchie di sangue sui pavimenti della casa (numero 41-42) e ha rovistato in camera di Angela. Ha aperto, e lasciato in quel modo, il primo cassetto della scrivania e ha messo le mani dentro la borsa di Angela, lasciandola aperta e con parte del suo contenuto sparpagliato, sul letto della ragazza (risulta mancare un diario di Angela). Sul pavimento del salotto vengono trovati dei frammenti di vetro, compatibili con la lente di un paio di occhiali da vista. In casa ci sono anche tre mozziconi di sigaretta gettati sul pavimento.


Daniele Spisso

venerdì 7 ottobre 2011

Intervista al giornalista Giovanni Virnicchi

Giovanni Virnicchi è un ex cronista de "Il Mattino" che la sera dell'8 novembre 1975 fu tra i primi (assieme ad altri suoi colleghi, come l'allora corrispondente del "Roma" Marisa Figurato) ad arrivare in via Caravaggio 78 (quando fu scoperta la strage). Nelle settimane successive, Virnicchi scrisse diversi articoli su questo inquietante caso di cronaca. Ho avuto la possibilità e la fortuna di incontrarlo e gli ho chiesto alcune curiosità su questa terribile storia. Chi meglio di lui (memoria storica di questa vicenda) avrebbe potuto aiutarmi in tal senso. Lo ringrazio molto per la sua disponibilità e cortesìa.

Virnicchi come venne a sapere della strage la sera dell'8 novembre 1975?

Arrivò in redazione la notizia che in via Caravaggio forse c'erano delle persone che erano morte all'interno di una abitazione. Sembrava comunque che si trattava di qualcosa di importante. Così presi la macchina e mi recai sul posto.

Che impressione le fece la scena del triplice delitto?

Si capiva che c'era stato un massacro feroce. Osservai ad una distanza di qualche metro le stanze in cui si trovavano i tre cadaveri e mi resi subito conto che eravamo dinanzi ad un triplice delitto davvero cruento. La prima cosa che pensai fu questa: chi aveva compiuto quella strage doveva essere una persona robusta.

Virnicchi lei è stato presente al sopralluogo: può dirci, se lo ricorda, come mai il cagnolino dei Santangelo, Dick, fu trovato 5 giorni dopo la scoperta della strage?

Il cane era avvolto in una coperta e si trovava sul fondo della vasca da bagno, sotto i corpi dei suoi padroni. Un operatore della polizia scientifica afferrò questa coperta con un bastone, la sollevò dalla vasca e la fece gocciolare sul pavimento. Vide che non usciva nulla da sotto e la fece cadere, lasciandola lì. Poi, 5 giorni dopo, gli addetti ai lavori tornarono sulla scena del delitto per un altro sopralluogo, presero quella coperta e la aprirono. Dentro trovarono i pochi resti del cane. La prima volta avevano pensato che non ci fosse nulla nella coperta proprio perchè era rimasto ben poco della povera bestiola. (Sembra, tuttavia, che la sera del primo sopralluogo gli operatori della scientifica erano sprovvisti dei guanti per immergere le mani nel liquame della vasca da bagno e che, solo dopo 5 giorni, la vasca fu svuotata, rinvenendo la coperta con dentro i resti del yorkshire Dick; n.d.r.)

Erano molte le persone presenti nell'appartamento durante il sopralluogo? ricorda qualche errore operativo da parte degli addetti ai lavori, di cui fu testimone oculare?

Oltre ai funzionari di polizia e della scientifica c'era un magistrato, il dottor Fausto Esposito, e poi venne il medico legale per un sopralluogo, il professor Achille Canfora. Ricordo che, in un certo momento, fu trovata una ciocca di capelli di colore biondo e qualcuno lo ritenne un indizio. Invece la ciocca apparteneva se non sbaglio ad una collega della ragazza, Angela, che era arrivata lì e che qualche giornalista intervistò sul posto. La ragazza era bionda e passandosi una mano nei capelli aveva perso la ciocca. Lo feci notare io stesso agli investigatori.

Gli investigatori valutarono più piste investigative nel momento in cui partirono le indagini preliminari?

Per quel che ricordo posso dirle che in realtà la polizia tendeva a non credere molto alla pista-Domenico Zarrelli. Poi nacque invece questa convinzione alla Procura di Napoli e quindi ci si orientò su questa unica strada. (questa notizia trova conferma anche nella puntata di "Telefono Giallo" sul caso, andata in onda il 23 dicembre 1988. Durante la trasmissione, infatti, l'ex giornalista di "Paese sera" Luigi Ricci, ospite in studio, disse che l'allora neo Questore di Napoli, dottor Pasquale Colombo, incaricò il viceQuestore, dottor Mariano Barrea, di battere piste alternative, rimaste però in seguito "inesplorate" per la forte direzione presa invece dalla Procura di Napoli su Domenico Zarrelli. Tant'è vero che il dottor Barrea ammise, poi, in sede processuale che dovette cercare eventuali piste alternative senza informare il magistrato competenente sul caso via Caravaggio, per via della forte direzione data invece dalla Procura su Domenico Zarrelli. Tra l'altro, l'avvocato Mario Zarrelli chiese al dottor Franco Mincione, funzionario della sezione scientifica della polizia di Napoli, la cortesìa di poter verificare le impronte digitali estranee, rinvenute nell'appartamento del triplice delitto, con quelle del sospettato Annunziato Turro. Ma il dottor Mincione rispose: "Non possiamo farlo, avvocato, perchè altrimenti la magistratura ci incrimina"; n.d.r.)



Daniele Spisso  

lunedì 3 ottobre 2011

La strage - "Il Mattino" e il "Roma"

"Il Mattino" e il "Roma" sono due importanti e celebri quotidiani napoletani. Nel novembre 1975 hanno raccontato in maniera molto particolareggiata la tragica e inquietante vicenda della strage di via Caravaggio. Questi sono alcuni dei dati più importanti che ci vengono restituiti dalla memoria storica delle loro pagine su questo caso. Sono utili perchè indicano spunti interessanti, soprattutto in considerazione delle piste alternative che possono spiegare questa strage (specie per quanto riguarda la pista-De Laurentiis).

*L'assassino avrebbe parzialmente spogliato Domenico Santangelo dopo averlo ucciso:
Domenico Santangelo, infatti, fu trovato nella vasca da bagno a torso nudo. Indossava soltanto il pantalone e le scarpe, e portava al polso un orologio. Un particolare molto strano che fa pensare ad un'azione dell'assassino: quella di spogliarlo parzialmente. Difficile infatti immaginare che il Santangelo si muoveva in casa a torso nudo con un ospite presente nella propria abitazione ed è difficile immaginare che, in ogni caso, sarebbe stato il Santangelo a denudarsi parzialmente. Il 30 ottobre 1975 fu una serata particolarmente fredda: è provato dal fatto che Gemma Cenname aveva con se, in cucina, una borsa in gomma per l'acqua calda ed è provato anche dal fatto che quella stessa sera l'appartamento risultò avere il sistema di riscaldamento interno in funzione.

*La scelta della vasca da bagno - differenza di trattamento con Angela:
 L'assassino aveva certamente bisogno di prendere tempo ed è per questo motivo che fa ritardare la scoperta della strage, arrivando ad uccidere anche il cane Dick. E sceglie la vasca da bagno perchè si rende conto (come suggeriscono i giornali) che lo scarico del bagno assorbe i liquami della decomposizione. Ma certamente vuole anche "ostacolare i rilievi medico legali" (professor Zangani). Tuttavia, l'omicida riserva ad Angela un trattamento diverso: la avvolge con lenzuola e coperte e la lascia sul letto matrimoniale del padre e della matrigna. Se avesse voluto farlo, avrebbe potuto portarla nel bagno di servizio (i Santangelo infatti avevano due bagni in casa: uno padronale e l'altro di servizio). Non lo fece invece. Ad Angela aveva riservato un trattamento speciale. Il plaid con il quale fu trascinata Gemma Cenname funse quasi da "rudimentale barella" (come scrissero i giornali dell'epoca).

*Era così difficile arrivare al colpevole?:
I giornali napoletani del 1975 forniscono una ricostruzione molto chiara dei Santangelo. Erano persone che non avevano amicizie o frequentazioni nel palazzo di via Caravaggio 78 (Domenico Santangelo e sua figlia Angela vi abitavano da alcuni anni; Gemma Cenname da un anno) e a stento o mai salutavano gli altri condomini; non ricevevano quasi mai nessuno nel loro appartamento (interno 21 - quarto piano), neanche il portiere (che restava sulla soglia della porta d'ingresso quando saliva dai Santangelo a consegnare loro la posta); i condomini li incontravano molto di rado nel palazzo (tanto che alcuni praticamente quasi non li conoscevano) e notarono da parte loro un atteggiamento scostante e un pò antipatico (solo Angela, la ragazza, era più socievole); il loro vicino di balcone (l'ufficiale turco della Nato Ayhan Orzbek, residente in via Caravaggio 78 da giugno di quel corrente anno) non li vide mai affacciati durante l'estate del '75; il portiere li vedeva solo un paio di volte la settimana; non ricevevano molta corrispondenza postale e alcune volte restava in giacenza per giorni in guardiola (tanto che il portiere saliva presso il loro appartamento per consegnarla); i condomini più che altro li notavano quando i Santangelo uscivano per motivi di lavoro (qualcuno li notava generalmente nel tardo pomeriggio, dalle 17 in poi). Il portiere Ugo Putti e l'inquilino Felice Simonetti, ad esempio, notavano di mattina presto Angela: ogni mattina, alle 7, la ragazza scendeva il cagnolino Dick in strada per 5 o 10 minuti, poi citofonava per farlo risalire e si recava al lavoro, prendendo la sua A112 dal garage condominiale di lato al palazzo. Domenico Santangelo era una persona molto paurosa: non apriva mai a chiunque o a persone di cui non si fidava. Quando qualcuno bussava, vedeva allo spioncino di chi si trattava e dopo essersene accertato bene toglieva la catena che bloccava la porta e apriva (faceva così anche quando saliva il portiere, Ugo Putti, a consegnargli la posta). Era un padre che viveva per Angela, sua figlia, specialmente da quando era rimasto vedovo (nel gennaio 1973), aveva solo due amici (Federico Corrado, negoziante, e Francesco Zoccano, appuntato della Polizia stradale) e due parenti che vedeva raramente (un fratello, Gaetano, che viveva a Roma e una sorellastra che viveva a Pescara). Era molto attento alle compagnìe che Angela frequentava e generalmente non faceva ricevere ad Angela gli amici di lei in casa propria. Voleva che Angela tornasse a casa, la sera, alle 21 (massimo 21:30) e quando c'era la ragazza in casa (da sola), vi restava anche lui. Gemma Cenname (ex insegnante; sui propri bigliettini da visita aveva fatto scrivere "insegnante-ostetrica") si dedicava (con turni di 24 ore a frequenza bisettimanale) al suo lavoro di ostetrica (in maniera molto precisa e diligente) e al marito e generalmente frequentava i suoi parenti che vivevano a Camigliano (Caserta). Domenico Santangelo, ex studente di medicina ed ex capitano di lungo corso (nonostante alcuni fatti oscuri del suo passato: l'accumulo un pò misterioso di una discreta fortuna che gli aveva permesso di vivere in maniera benestante, un licenziamento per il sospetto di furto di 28 milioni di lire dalla cassa delle imprese Lauro nel '71, dopo 11 anni di impiego come amministratore di condomini del rione Lauro a Napoli, la morte nel '73 della prima moglie in circostanze sospette), non risultò coinvolto in nessun episodio particolare che potesse spiegare la sua uccisione (l'unico svago che si concedeva era il gioco del lotto e ogni tanto impegnava alcuni gioielli della prima moglie o ricorreva ai prestiti della figlia per pagare le spese condominiali, perchè non voleva chiedere denaro a Gemma Cenname, in una occasione non disposta oltre tutto a prestargli il suo denaro per il pagamento del condominio). Nel settembre '75 aveva trovato un lavoro come rappresentante di una ditta di forniture igienico-sanitarie per ospedali. Angela era stata assunta presso l'Inam di Fuorigrotta (dopo aver conseguito con gli studi un diploma magistrale) nella primavera del 1974 (impiegata amministrativa, gruppo B, 150.000 lire al mese-addetta agli sportelli aperti al pubblico, dattilografa, istruiva le pratiche), prendendo lo stesso, identico posto che sua madre, Eleonora Lo Cascio, aveva lì occupato per trent'anni. Fino alla primavera del '75 Angela aveva frequentato una comitiva di piazza Amedeo (e aveva avuto una breve avventura con un giovane, Roberto Sorrentino, che giocava nella "Primavera" della squadra di calcio del Napoli): suoi coetanei che Angela però non ospitava mai in casa propria, per via del padre Domenico (al quale i ragazzi di piazza Amedeo non erano graditi). Poi conobbe il 23enne Nicola Sceral (sul quale torneremo più avanti). Nicola Sceral era stato poche volte in casa Santangelo (vi andò ad esempio il 2 ottobre '75, in occasione di una festa della ragazza). Quando andava a trovare la ragazza in via Caravaggio, in genere lui e lei si trattenevano sulle scale infatti.

*Le opinioni degli investigatori, dei giornalisti e dei pochissimi amici attraverso i giornali:
"L'assassino era intimo ai Santangelo" (la polizia); "L'assassino fu un ospite che si trattenne nell'appartamento anche prima del massacro" (la polizia); "L'assassino ha agito come un folle lucido e ha agito d'impeto. Non aveva premeditato la strage" (la polizia); "Li ha uccisi o la malavita del casertano o un pretendente di Angela" (Gaetano Morabito, ex Questore di Napoli, patrigno di Domenico Santangelo); "Un massacro sproporzionato per qualsiasi movente" (la polizia); "L'assassino è un amico o un parente" ("Il Mattino", titolo in una pagina interna).

*Le sigarette trovate nell'appartamento:
Il "Roma" scrisse che furono rinvenuti nell'appartamento della strage i mozziconi di tre tipi di marche di sigarette: Mercedes ed MS nel posacenere della stanza-studio e Gitanes senza filtro su alcuni punti del pavimento dell'abitazione. Se fosse così, di certo non tutte erano state fumate dall'assassino: magari una di quelle del posacenere scaturiva da un inquinamento della scena del crimine, l'altra marca di sigarette trovata nel posacenere poteva essere stata fumata da Domenico Santangelo (lui era fumatore - cosa dimostrata dal fatto che tra i suoi conti, che annotava scrupolosamente, risultano segnate talvolta anche delle sigarette), le Gitanes senza filtro dall'assassino.

Sul sospettato Annunziato Turro (sul quale gravano quasi zero indizi) non sappiamo se era fumatore. Il dottor De Laurentiis (sul quale gravano pesanti e gravi indizi) era fumatore. Nel '75 il medico faceva uso di sigarette Gitanes senza filtro o Mercedes o MB? Bisogna scoprirlo.

*Le impronte digitali estranee alle vittime:
Gli investigatori trovarono solo frammenti di impronte digitali. Tracce infinitesimali, "sufficienti ad escludere ma non ad accertarne l'appartenenza"  (come dichiarò ai giornali il Sostituto Procuratore di Napoli Italo Ormanni).

L'assassino, dopo aver ucciso le tre vittime, impiegò dei guanti di gomma trovati in cucina. Con questi guanti chiuse anche l'interruttore della luce della stanza-studio di Domenico Santangelo. A cose fatte, se li sfilò e li gettò rovesciati sul pavimento dell'antibagno. Facendoli cadere dietro una sedia.

*Le valutazioni del professor Achille Canfora (uno dei tre medici legali):
Questo è quanto ha dichiarato il professor Achille Canfora sulla base dell'autopsia da lui eseguita sui Santangelo il 9 novembre 1975 (ripreso da il "Roma" qualche giorno dopo): "L'assassino ha assestato alla carotide delle tre vittime un taglio preciso. Dato con una certa perizia tecnica. L'omicida è un soggetto che ha minimo 30 anni, massimo 45 anni (la violenza dei colpi vibrati impone di non superare questa soglia anagrafica). Ha una altezza compresa tra 1 metro e 60 centimetri ed 1 metro e 70 centimetri. Ha una corporatura robusta e forte ma è agile. E' senza un'oncia di grasso ed ha una muscolatura possente. Ha una conoscenza almeno delle prime nozioni di medicina e, in particolare, del corpo umano e della posizione degli organi principali. E' dotato di sangue freddo. Doveva essere di qualche centimetro più basso delle vittime perchè ha colpito al capo nella parte bassa, come se si fosse trovato qualche centimetro più giù delle vittime. Sapeva, e bene, dove è esattamente la carotide. Quindi o ha studiato il corpo umano oppure la sua è un'abitudine professionale".

Daniele Spisso

sabato 1 ottobre 2011

Intervista a Maria Rosaria Capuozzo

La signora Maria Rosaria Capuozzo lavorava nel 1975 presso la clinica "Villa del Pino" (al corso Vittorio Emanuele, Napoli), nella quale era impiegata Gemma Cenname, la moglie di Domenico Santangelo e la matrigna di Angela. L'ho contattata e le ho chiesto se era disponibile a rilasciarmi una breve intervista. La signora è stata molto cortese e mi ha risposto di si. Di seguito riporto quanto mi ha gentilmente detto nel corso del nostro colloquio.

Buongiorno signora Capuozzo, la ringrazio molto per aver deciso di rilasciarmi alcune dichiarazioni sulla signora Cenname.

Buongiorno a lei, si immagini.

Come ebbe modo di conoscere la signora Gemma Cenname?

La conobbi perchè negli anni '70 lavoravo presso l'ufficio amministrazione della clinica "Villa del Pino". In questa clinica la signora Cenname svolgeva la professione di ostetrica.

La vedeva spesso all'interno della clinica?

In genere la incontravo quando si recava nel mio ufficio.

Avevate mai avuto modo o occasione di parlare di cose personali che la riguardavano? ad esempio confidenze fatte da lei sui suoi rapporti familiari (*i suoi rapporti con il marito Domenico e con la figliastra Angela; n.d.r.)?

Ricordo di no, anche perchè era una persona molto riservata. Posso dirle comunque che la signora Cenname era molto felice quando si sposò (*con Domenico Santangelo, il 28 ottobre 1974; n.d.r.). Ricordo soprattutto questo: la felicità che lei manifestò al momento del suo matrimonio.

Quindi la signora Cenname lavorava presso la clinica già un anno prima di essere uccisa?

Si (*Gemma Cenname, come poi ho saputo successivamente a questa intervista, fu assunta infatti presso la clinica "Villa del Pino" precisamente il 1 aprile 1972; n.d.r.).

Ha qualche ricordo di lei in merito agli ultimi giorni antecedenti al tragico assassinio? La vedeva magari preoccupata negli ultimi giorni?

Sfortunatamente non posso esserle d'aiuto su queste due domande perchè dopo 36 anni molti miei ricordi sono sfumati.

Ricorda qualcosa di quei 9 giorni (31 ottobre - 8 novembre 1975) nel corso dei quali la signora Cenname non si presentò più al lavoro e non dette più notizie di se?

Si, ricordo che in clinica ci preoccupammo tutti (Gemma Cenname aveva fatto l'ultimo turno il 28 ottobre e doveva rientrare in servizio il 31 mattina per dare il cambio ad una sua collega, la signora Giuseppina Maida; n.d.r.). Ci preoccupammo perchè la signora Cenname era una persona molto precisa sul lavoro e quindi ci chiedevamo come mai non stava più venendo a "Villa del Pino" e senza dare sue notizie.

Vi attivaste per saperne qualcosa?

Dopo qualche giorno telefonammo ai suoi parenti (*i Cenname; n.d.r.), facendo presente che la signora Gemma non si stava più recando al suo posto di lavoro e che non avevamo più notizie di lei (*fu infatti per questo motivo che l'avvocato Mario Zarrelli, nipote di Gemma Cenname, venne a sapere della mancanza di notizie della zia. Assieme alla moglie, Elisa Testa, e ad una sua cugina, Fausta Cenname, l'avvocato iniziò le ricerche: prima si recò in via Caravaggio per accertarsi di persona di questa mancanza di notizie; poi [utilizzando una copia di chiavi posseduta da sua madre, Evelina Cenname, sorella di Gemma] si portò allo studio da ostetrica della zia, in via Mario Fiore, per vedere se, come d'accordo con i parenti di Domenico Santangelo da lui consultati, trovava un doppione delle chiavi dell'appartamento di via Caravaggio, evitando così di dover buttare giù la porta d'ingresso di casa Santangelo. L'avvocato si recò lì anche per mettere al riparo, su indicazione e consiglio di sua cugina Fausta Cenname, alcuni documenti della zia Gemma [trascorsi passionali della donna] per ragioni di privacy; infine si recò in Questura a denunciare la strana e misteriosa circostanza. Tornò in via Caravaggio con i funzionari della Mobile di Napoli e con i vigili del fuoco, scoprendo anche lui l'orribile strage; n.d.r.) - (*prima che fossero contattati telefonicamente i parenti della Cenname, il direttore della clinica inviò una infermiera in via Caravaggio. L'infermiera chiese informazioni al portiere del palazzo in cui abitava la signora Cenname e questi disse che forse i Santangelo erano andati fuori perchè non vedeva parcheggiata nel garage condominiale l'auto di Domenico Santangelo, il marito della Cenname; n.d.r.) 

La notizia della strage che reazioni vi suscitò?

Rimanemmo scioccati. Era una cosa che nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare.

La ringrazio ancora una volta per la sua collaborazione signora Capuozzo.

Grazie a lei.

Daniele Spisso