martedì 20 agosto 2013

L'impronta di scarpa dell'assassino dei Santangelo


Tanti miei lettori, che hanno seguito appassionatamente la ricostruzione storica e cronistica della inquietante storia della strage Santangelo, ricordano certamente che nel corso dell'ultima trasmissione televisiva che ha ripreso questa vicenda, e cioè Il Giallo e il Nero, il consulente Dott.ssa Anna Maria Di Giulio (ufficiale dei reparti della Polizia scientifica) ha comunicato che oggi, dopo 40 anni, andrebbe un pò preso "con le pinze" un dato emerso nel corso delle indagini condotte allòra: e cioè che il numero di scarpa dell'assassino (ricavato dalle impronte di tacco e/o di suola individuate in una pozza di sangue e su punti dei pavimenti della casa del triplice delitto) corrisponde al numero "41-42". Nel senso che: va preso atto di questo dato del 1975 ma nessuno può essere sicuro che oggi, con le nuove tecniche e con le nuove potenzialità in dotazione ai reparti inquirenti della Scientifica, questo stesso dato resterebbe identico a quello rilevato 40 anni prima. In parole povere: operazioni di studio, di analisi, di verifica eseguite adesso con tecniche scientifiche più precise, più moderne, più all'avanguardia potrebbero anche farci scoprire che quelle impronte di scarpa corrispondevano in realtà ad un numero di piede che supera il "41-42". La Dott.ssa Di Giulio ha anche spiegato il perchè, nel corso della trasmissione: quelle impronte erano venute a contatto con tracce ematiche; tracce di sangue. Quindi con una sostanza vischiosa. Con tutto ciò che questo può comportare di conseguenza. E poi, con i mezzi limitati del '75, potevano essere magari sfuggiti dei piccoli ma significativi dettagli (sulle caratteristiche di quelle impronte / sulle caratteristiche della forma di quelle impronte) che invece avrebbero consentito di arrivare a misurazioni estremamente precise. In qualità di blogger che per 16 mesi (Luglio 2011 - Novembre 2012) si è dedicato ad un'ampia e scrupolosa ricostruzione storica e cronistica di questo caso, affermo che non bisogna avere pregiudizi verso la verità (qualunque essa sia) e che bisogna riporre massima fiducia nei nuovi strumenti e nelle nuove capacità delle Scienze forensi. Dunque: nel caso di una riapertura delle indagini, o nel caso nuove indagini fossero già in corso, e almeno per come la vedo io, ben venga (assolutamente) il recepire questo suggerimento tecnico della Dott.ssa Di Giulio. E quindi ben venga il procedere ad un nuovo studio, ad una nuova verifica, ad una nuova analisi scientifica di quelle impronte di scarpa. E' importante e necessario, se si vuol raggiungere la verità. E' necessario per togliersi ogni eventuale dubbio e per sapere con certezza massima se l'assassino dei Santangelo calzava effettivamente scarpe numero "41-42" o di numero maggiore. Naturalmente oggi, dopo 40 anni, una verifica ex novo di questo tipo può avere luogo esclusivamente attraverso l'unico elemento che ancora consente di documentare quelle impronte di scarpa: e cioè le fotografie scattate l'8 novembre 1975 sera dalla Polizia scientifica di Napoli in quell'appartamento di via Caravaggio 78. Le foto costituiscono adesso l'unico elemento che documenta e testimonia quelle tracce e che quindi rappresentano allo stesso tempo l'unico elemento oggettivo sul quale procedere. Ma questo non deve assolutamente sminuire l'importanza e l'utilità del tutto. Anzi: è vero l'esatto contrario. Perchè oggi (come tra l'altro ha evidenziato la Dott.ssa Di Giulio nella trasmissione) esistono strumenti che consentono di operare con precisione sulle fotografie della Scientifica (anche su quelle risalenti a decenni prima), di migliorarne la qualità o di migliorarne ulteriormente la qualità (senza inficiarne l'attendibilità) e di rendere ben visibili (quindi molto nitidi) dei dettagli anche infinitesimali che possono rivelarsi molto preziosi per lo studio tecnico di una impronta o comunque di una traccia. Ad esempio mi risulta che esiste una branca delle Scienze forensi che si sta sviluppando sempre di più negli ultimi anni, che si occupa anche di certi interventi e che si chiama Ingegneria forense. E, proprio recentemente, il contributo dato da questo settore in ambito forense si è rivelato importante: ad esempio, grazie al contributo dell'Ingegneria forense, è stato possibile intervenire con successo e con estrema precisione sulle foto della Scientifica che nel 1990 documentarono una lesione riscontrata attorno al capezzolo sinistro di Simonetta Cesaroni, vittima di un feroce delitto avvenuto in via Poma a Roma nell'agosto di quell'anno. I dettagli ricostruiti grazie al lavoro dell'Ingegneria forense su quelle foto del '90, hanno permesso a tre Odontoiatri di identificare quella lesione come prodotta da un morso e di comparare le caratteristiche morfologiche di quella lesione con una arcata dentale. Il suggerimento della Dott.ssa Di Giulio sul caso-via Caravaggio va assolutamente recepito e il mio parere, in definitiva, è che sarebbe necessario procedere dunque ad una nuova verifica su quelle impronte avvalendosi degli strumenti moderni e più precisi del settore scientifico di oggi.

Daniele Spisso

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